Sono passati appena quattro mesi dal giorno in cui l'ironia traboccava e i panettoni per Allegri erano "pronta consegna", da mangiare a casa. Oggi c'è un Cagliari che non è diverso da quello che aveva perso cinque partite di fila. Non è diverso nella sostanza. Lo è invece nella mentalità e nel carattere, quel che serve per poter far esprimere potenzialità tattiche e tecniche. Banalmente la si chiama serenità. Concretamente risponde a delle caratteristiche ambientali ben precise. Mancò la serenità quando la squadra di Giampaolo iniziò a non centrare più una vittoria pur giocando bene per poi essere esonerato, non per il gioco ma per la serenità che mancava. Non c'era serenità e tanto meno buon gioco con Sonetti. La stima e la determinazione tornarono con Ballardini, non a caso dopo una grande impresa, ribaltare il risultato in due minuti di recupero contro il Napoli. E daccapo in questo settembre quando non si voleva bucare lo scoop e si è venduta la pelle di Allegri aspettandosi l'immediato esonero tanto da poter dire di essere stati i primi. E invece Massimo Cellino ha capito dopo la gran paura della scorsa stagione che i risultati bisogna non solo aspettarli ma contribuire ad averli. Ha avuto il grande merito di regalare ad Allegri e alla squadra la serenità che ha permesso di continuare un lavoro iniziato tre anni or sono. Oggi si racoglie dal progetto del dopo Zola e Suazo. Non facile trasformare un gruppo di grandi solisti (aggiungiamoci Esposito e Langella) in una orchestra. Giampaolo ha avviato il discorso. Ha conservato elementi oggi determinanti. Ne ha innestato altri. Ha contribuito a porre le basi e a detare l'alfabeto di un calcio organizzato dove il gruppo è il vero fuoriclasse. NOn ha potuto far evolvere il discorso. Lo ha fatto dopo di lui Davide Ballardini, seguendo le indicazioni di Cellino che nel frattempo ha preso consapevolezza di ciò che aveva e di ciò di cui c'era bisogno. Un portiere e una seconda punta. Storari prima, Marchetti poi. Jeda in continuità da Ballardini ad Allegri e Cossu, più per caso che per precisa cognizione. Il fantasista cagliaritano doveva compattare la tifoseria. Ma Ballardini gli ha anche ricavato un ruolo da leader in campo. Un altro tipo di leader in una squadra di leader. Perchè il Cagliari di oggi ha almeno undici forti personalità capaci di trasfondere sicurezza, energia e serenità. Allegri ha dovuto aspettare i primi punti, l'arrivo dell'equilibrio, il recupero di uomini importanti (ricordiamo a tutti che Bianco e Conti nelle prime partite hanno spesso dovuto declinare). ACquafresca è stato il carburante di una squadra ad idrogeno che oggi vola. Vola verso la salvezza. Vola oltre la salvezza. Vola verso obiettivi che solo quattro mesi fà erano sogni. Un impronta che resterà stampata nella storia. Un impronta che il vento dell'indifferenza rischia anche di rovinare. Dove giocherebbe il Cagliari se dovesse varcare le Alpi per altre competizioni (oggi innominabili)? Lo stadio che non c'è è un pò come l'Isola di Peter Pan. Solo desideri. Per colpa di politici con l'uncino, capaci di scandire il tempo in minuti elettorali. Blablabla che di fatto sono simili alla crisi dilagante. Perchè con le parole non si compra il pane.